HUB: territori in lotta. Bollettino di inchiesta sulla logistica di guerra

Di fronte ad un aumento delle disuguaglianze e del malcontento sociale, i poteri politici ed economici rispondono con la forza, attraverso l’aumento delle spese militari e un rafforzamento della logistica di guerra. Anche il governo italiano non è da meno, con le sue 43 missioni militari all’estero, il continuo incremento della spesa in armamenti, un’industria bellica – come per esempio Leonardo – che fa profitti miliardari, e le basi militari sparse in tutto il territorio. Industria, logistica, missioni e basi militari coinvolte nelle varie situazioni di guerra sparse per il mondo, dall’Ucraina a Gaza, dal Libano all’Iran, fino alle missioni militari e agli aiuti verso alcuni paesi del Golfo.

A tutto questo si oppongono i movimenti antimilitaristi, tutte quelle forze sociali e sindacali che nei vari luoghi e città si organizzano per contrastare questa avanzata militarista con la quale i governi vogliono schiacciare e asservire territori e persone.

Tra Toscana e Liguria i movimenti e le realtà impegnate in questa lotta hanno dato vita ad “HUB”, un bollettino digitale e cartaceo – aperiodico – dove trovare analisi e approfondimenti su come funziona il complesso militare-industriale in cui siamo immersi, con il fine di creare capacità operative e organizzative per bloccarlo e smantellarlo. L’idea nasce dall’assemblea del campeggio No Base del 5-6-7 settembre 2025, grazie al confronto di lavorator*, movimenti, abitanti di Livorno, Pisa, Carrara, La Spezia e Firenze. Al primo numero hanno contribuito il Movimento No Base, il Coordinamento antimilitarista di Livorno, Riconvertiamo Seafuture di La Spezia, il Coordinamento antimilitarista di Carrara, il collettivo Ferrovier* contro la guerra, i Ferrovieri in lotta con il sindacato USB, il GAP (Gruppo Autonomo Portuali) di Livorno, Scrivania autogestita di informazione di Livorno.

 

Camp Darby, Cisam e nuova base

Il primo approfondimento riguarda l’hub militare di Pisa-Livorno e si apre con Camp Darby, il più grande deposito militare statunitense situato al di fuori degli Stati Uniti. Qui viene stoccato e smistato materiale bellico in Europa, rifornendo nell’area africana, mediorientale e mediterranea le forze aeree e terrestri statunitensi. Un enorme deposito che rappresenta anche un obiettivo strategico in caso di guerra e un motivo di grave e costante pericolo per la popolazione che vive nella zona.

La vicinanza di Camp Darby con l’autostrada, la ferrovia e il canale dei Navicelli, gli permette di collegarsi con il porto di Livorno e l’aeroporto militare di Pisa. Quest’ultimo è sede della 46° brigata aerea dell’Aeronautica Militare, e ha compiti di trasporto tattico, di materiali e di equipaggiamenti. Ha inoltre ricevuto circa 43 milioni di euro da parte del Ministero della Difesa per la costruzione di un hangar per la manutenzione di velivoli strategici.

Vicino a Camp Darby, all’interno dell’area Cisam (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari), un centro di ricerca della Marina Militare, con lo stanziamento di 520 milioni di euro si prevede la costruzione di una base militare che dovrebbe ospitare i reparti paracadutisti Tuscania e del Gruppo di Intervento Speciale (GIS), che sono delle forze speciali dei Carabinieri. Parte di questi soldi sono previsti anche per la costruzione di un autodromo e di un poligono di tiro nel territorio di Pontedera. Oltre che un problema di militarizzazione di un territorio e di contrasto ad una politica guerrafondaia, la lotta contro la base assume in questo contesto anche un carattere ecologista, visto che la base verrebbe costruita nella zona di San Piero a Grado, all’interno del parco naturale di San Rossore. Inoltre, all’interno del Cisam è presente un reattore nucleare di cui è stata proposta la riattivazione. Per lottare contro tutto questo nel 2022 a Coltano (dove inizialmente era prevista la costruzione della base) nasceva il Movimento No Base.

La Spezia

Per quanto riguarda l’hub militare di La Spezia, qui la militarizzazione del territorio risale a quasi due secoli fa, con la costruzione, nel 1869, dell’Arsenale della Marina militare, in un’area che si estende su 900.000 m2, 1.400.000 m2  di acque interne, 12km di strade all’interno della città e 6,5 km di banchine. Nemmeno il pretesto occupazionale ha funzionato, visto il calo, nel tempo, dai 12.000 lavorator* ai meno dei 300 attuali.

A questo si è accompagnato lo scempio ambientale. L’Arsenale infatti, oltre alla perdita e distruzione di importanti reperti storici e archeologici, ha contribuito alla creazione di un muro tra la città e il mare, rendendone impossibile alla popolazione l’accesso, come denunciato anche dal comitato Murati Vivi di Marola. Poi c’è la questione della discarica “Campo di ferro”, contenente rifiuti tossici, con il rischio persistente di infiltrazioni nel terreno, nonostante ad oggi una parte di rifiuti sia stata rimossa, e il transito costante di carichi radioattivi e di unità a propulsione nucleare della NATO.

A tutto questo si aggiungono ulteriori iniziative militari, come il progetto Basi Blu  di adeguamento delle strutture portuali militari agli standard NATO (oltre 350 milioni di euro), o l’ampliamento del Sea Terminal POL NATO, la pipeline che, immettendosi nel North Italian Pipeline System, rifornisce i reparti di volo delle Forze Armate, dei Corpi Armati dello Stato, le Forze Armate USA nonché i Reparti della NATO (vedi specifico articolo del Coordinamento antimilitarista di Carrara su U.N. n.4/2026).

Il bollettino “HUB” censisce anche ulteriori realtà militari presenti nel territorio spezzino: il Forte della Castellana, il Centro Logistico di Supporto Aerale dell’Aeronautica Militare, il poligono di tiro sperimentale Balipedio Cottrau, il Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei” (CONSUBIN), il Polo Nazionale della Subacquea, l’area del Comando Marina Nord ed infine due polveriere utilizzate da MDBA come struttura di supporto per l’immagazzinamento e la produzione di missili.

Proprio per contrastare tutto questo a La Spezia, tra maggio e settembre del 2025, ci sono state due importanti manifestazioni, l’ultima delle quali espressamente rivolta contro Seafuture, la fiera bellica del settore marittimo, di cui U.N. ha diffusamente trattato.

Da rilevare, ovviamente, anche l’ingente traffico d’armi che attraversa il porto di La Spezia, traffico che dal 2019 si cerca di tenere sotto traccia attraverso la sostituzione del codice statistico “armi e munizioni” con il generico “altri prodotti di metallo”.

Porto di Livorno

La questione porti è diventata assai importante grazie alle lotte, gli scioperi e i blocchi che ci sono stati per fermare il traffico di armi e contro le politiche guerrafondaie dei governi – soprattutto nell’autunno del 2025 – e ci rimanda alla parte dell’opuscolo che si occupa di infrastrutture militari, quindi porti, eliporti e ferrovie.

Il porto di Livorno è tra i primi cinque in Italia, sia per traffico di merci sia in termini di Teu e passeggeri, ed è uno scalo polivalente e multipurpose. Marter Neri, Lorenzini, TDT (Terminal Darsena Toscana), SDT (Sintermar Darsena Toscana), Moby e LTM sono i principali terminalisti presenti all’interno dello scalo, coinvolti anche nella movimentazione di carichi militari e nel commercio con Israele. Questo coinvolgimento è stato la scintilla che ha innescato le varie lotte e blocchi, portate avanti da* lavorator* portuali organizzati nel GAP (Gruppo Autonomi Portuali): una mobilitazione importante che il bollettino “HUB” non manca di citare. Il momento più alto si è avuto durante gli scioperi tra settembre e ottobre del 2025, con la formazione di un presidio permanente iniziato nella giornata dello sciopero del 22 settembre e finalizzato a bloccare la nave cargo statunitense SLNC Severn, che svolgeva trasporti di tipo militare, soprattutto verso basi USA, e che aveva trasportato in Israele caterpillar utilizzati contro la popolazione palestinese. Portuali e solidali sono riusciti a impedire l’attracco della nave e nei giorni successivi il presidio, spostatosi al varco Zara, è riuscito a bloccare l’attracco anche della nave Zim Virginia, creando concrete occasioni di solidarietà e sostegno all’azione della Global Sumud Flotilla che proprio in quei giorni stava attraversando una fase drammatica. Tramite le partecipatissime assemblee quotidiane, il presidio è stato un’importante occasione di confronto e partecipazione dal basso, rendendo possibile l’imponente partecipazione alla manifestazione dello sciopero del 3 ottobre. Un’esperienza che sicuramente nel territorio (e non solo) ha lasciato un segno.

Sarzana

Il bollettino “HUB” si occupa anche della militarizzazione del  territorio di Sarzana. Qui abbiamo l’eliporto Maristaeli di Luni, costruito nel settembre del 1967, operativo dal 1969 con la costituzione del Quinto Gruppo Elicotteri, a cui si è aggiunto, nel 1971, anche il Primo Gruppo Elicotteri trasferito da Catania. La base è dotata di una pista lunga mille metri e di un piazzale elicotteri, ed è divisa in due aree: una operativa e una logistica di supporto. Inoltre, è sede del centro addestramento ammaraggio forzato, del centro sperimentale aeromarittimo e del centro simulazione di missione per elicotteri. Tra gli interventi bellici dei reparti ospitati nella stazione militare ci sono quelli in Golfo Persico, Somalia, ex Jugoslavia, Albania, Libano e Afghanistan. Il previsto ampliamento di un nuovo Centro addestrativo per piloti di elicotteri da guerra sarà realizzato dall’azienda israeliana Elbit System, leader del complesso militare-industriale di Israele, a cui si aggiungono Leonardo e una derivazione di Elbit System con sede legale in Italia.

Ferrovie militarizzate

Molto importante anche la parte riservata dal bollettino “HUB” alla mobilità militare ferroviaria, con il piano europeo dedicato alla military mobility e lo sviluppo duale civile-militare delle infrastrutture normalmente utilizzate per il trasporto civile. Una questione di cui Umanità Nova si è occupata molto nel periodo recente, anche in concomitanza con la settimana di lotta contro la logistica militare ferroviaria lanciata dalla Assemblea Antimilitarista. Una lotta che unisce l’aspetto antimilitarista con la sicurezza, poiché, come spesso è stato ricordato, militarizzare la rete ferroviaria comporta un forte rischio per i viaggiatori e per la popolazione che abita in prossimità di zone ferroviarie.

Il bollettino illustra bene le direttrici italiane della rete TEN-T (Trans-European Networks Transport), nata per scopi di trasporto civile ma piegata all’utilizzo del trasporto militare, il tutto rafforzato anche dall’accordo tra Leonardo e RFI (Rete Ferroviaria Italiana). Un processo di riconversione militare del trasporto su rotaia che ha portato alla formazione del collettivo Ferrovier* Contro la Guerra. Nella zona tra Pisa e Livorno il Collettivo, attivo sul territorio nazionale, si è raccordato con il Coordinamento Antimilitarista Livornese dando vita a significative iniziative, denunciando l’effettivo scopo dei lavori nella tratta Pisa – Livorno, finalizzati a incrementare il trasporto di armi, esplosivi e munizioni tra la stazione di Tombolo, il Canale Navicelli e Camp Darby, ma anche l’ampliamento a scopo bellico del binario 4 della stazione di Pontedera, a 20 km da Pisa. Iniziative vi sono state anche contro i lavori ferroviari militari allo scalo merci di La Spezia Marittima (costo 9.274.599 euro), come pure sono stati denunciati gli interventi militari allo scalo di Genova Sampierdarena – Parco Fuori Muro (28.774.201,50 di euro).

Controinformazione e coordinamento delle lotte antimilitariste

Quella di “HUB” dunque è una trattazione puntuale della militarizzazione di una parte significativa del territorio toscano e ligure. Lo scopo è quello di creare conoscenza, approfondimenti, sinergie fra i vari territori e le varie realtà che lottano contro la guerra e e i suoi ingranaggi; mettere insieme le varie esperienze maturate da movimenti, sindacati, realtà politiche e sociali che si battono contro le basi, le produzioni di morte, la logistica di guerra per poter così meglio coordinare le lotte ad un livello più allargato ed ampio.

Per fermare i governi e le loro guerre solo l’azione diretta può essere efficace, e per poterla condurre al meglio c’è bisogno di organizzazione dal basso, a partire dai luoghi in cui viviamo, dove lavoriamo, dove studiamo e dove si trovano produzioni di morte, basi militari e propaganda militarista.

Coordiniamo le lotte, costruiamo insieme un mondo senza eserciti e senza frontiere.

 

Marco Bianchi

 

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